di ASSEMBLEA DONNE DEL COORDINAMENTO MIGRANTI
È passata a malapena una settimana dall’annuncio di ferragosto del Governo Meloni, che sventolava un calo dei femminicidi nel paese. Un annuncio che è smentito dalle 6 donne ammazzate da ex compagni, fidanzati e mariti per una media di una al giorno nell’ultima settimana. Sei uomini che non hanno accettato di essere lasciati, di sentirsi rispondere no e che erano convinti di possedere le ex compagne, le mogli e le fidanzate al punto di poter decidere della loro vita e della loro morte. Maria, Ornella, Tania, Michela, Joana, Carmela e molte altre sono morte per aver rifiutato il dominio patriarcale.
I proclami del governo, che usa lo schermo giuridico dell’articolo 577-bis per differenziare tra “omicidi femminili” e “femminicidi”, e il suo punitivismo non riporteranno indietro queste donne, ammazzate in quanto donne – che venga riconosciuto l’articolo del codice penale o meno – né serviranno ad evitare altri femminicidi. Perché la violenza maschile è strutturale e non si combatte a forza di decreti sicurezza, braccialetti elettronici o pene sempre più dure, mentre si continuano a ignorare o minimizzare le denunce che le donne hanno il coraggio di fare. Anche se forse nel caldo estivo il rischio di scordarsene è alto, alle domande di fondi e prevenzione portate avanti dai centri antiviolenza il governo ha risposto con tagli e ritardi, e con DDL, come quello Bongiorno, che cancellano il consenso delle donne considerandolo evidente fino a prova contraria, e quello Valditara, già legge, che vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole per ribadire una gerarchia che punisce le ragazze e le donne che alzano la voce contro la violenza.
D’altronde, la mancanza di fondi e le leggi degli ultimi mesi strizzano l’occhio a chi persegue le fantasie razziste di un generalissimo che nega l’esistenza dei femminicidi e rivendica l’utilità sociale di un patriarcato mediterraneo. Alla prevenzione si è risposto investendo nella difesa interna ed europea, con l’aumento delle spese di guerra e l’appello a rimpatri ed espulsioni, come se la violenza patriarcale e di genere non toccasse le donne migranti che attraversano i confini, che lavorano per mantenere un permesso di soggiorno, o che hanno un permesso di soggiorno che le lega ai mariti, rendendo difficile separarsi anche quando questi sono violenti. Di certo, la guerra tra gli Stati europei la pagherà chi, come Faduma, è arrivata in Europa dalla Somalia per fuggire da un matrimonio combinato ed ora si trova ad essere l’oggetto di contesa tra il governo tedesco e quello italiano dentro a un regime della mobilità che accetta le e i migranti solo se disponibili a farsi sfruttare.
Noi sappiamo che il patriarcato non conosce colore e confini geografici, e che per lottare contro i femminicidi e la violenza la nostra risposta deve essere alla stessa altezza. Come donne italiane e migranti pretendiamo insieme che la violenza patriarcale non sia un destino.
Ci vogliamo vive e libere.
Coordinamento Migranti Il Coordinamento migranti Bologna e provincia è nato nel 2004.
