Sull’attacco ai rifugiati in lotta a Tripoli

by TRANSNATIONAL MIGRANTS COORDINATION

 

English and French translations: https://www.transnational-strike.info/2022/01/12/on-the-attack-to-the-struggling-refugees-in-tripoli/ 

 

Dopo mesi di proteste organizzate, a Tripoli due campi profughi autonomi sono stati attaccati e sgomberati dalla polizia locale e dalle forze armate. Dopo il loro viaggio attraverso l’Africa, questi migranti hanno raggiunto la Libia. La maggior parte vuole continuare il suo viaggio per l’Europa alla ricerca di una vita diversa. Tuttavia, molti sono bloccati in Libia a causa delle politiche assassine dell’UE e degli accordi bilaterali tra la Libia e gli Stati membri europei tra cui l’Italia. Le autorità libiche sono notoriamente razziste e perseguitano i migranti da anni. Mentre alcuni sono intrappolati nei centri di detenzione, tantissimi altri vivono in campi improvvisati nelle città libiche. Lo scorso ottobre, durante un’operazione di polizia, centinaia di migranti sono stati arrestati e detenuti, ma altri, anche loro in centinaia, sono riusciti a organizzare una resistenza collettiva e a creare campi autonomi vicino all’ex ufficio dell’UNHCR. Hanno organizzato manifestazioni, un ufficio stampa e fatto circolare le loro rivendicazioni usando i social media. Vogliono lasciare la Libia, ma l’UE ha finanziato la polizia libica e la guardia costiera per ostacolare con la forza i loro movimenti. È chiaro che l’UE e gli stati europei stanno sostenendo questa politica perché sono interessati a limitare la libertà dei migranti attraverso le frontiere, mentre l’UNHCR, che agisce in accordo con gli stati nazionali, si dice “preoccupato” per queste persone, e al tempo stesso non fornisce alcuna soluzione valida. L’attacco della polizia di ieri arriva dopo 100 giorni di protesta organizzata. Ci è chiaro che questo attacco è specificamente mirato contro la capacità dei migranti di organizzarsi e protestare anche nelle situazioni peggiori. Non è infatti un caso che questa repressione arrivi dopo che i rifugiati in lotta hanno pubblicato il loro manifesto, dove hanno chiarito le ragioni della loro protesta, il loro sfruttamento come lavoratori migranti e le loro rivendicazioni (vedi il video: https://www.youtube.com/watch?v=xj02YbbRzGo). 

Questa è la risposta che le autorità libiche stanno inviando ai governi europei – ovvero che stanno continuando a controllare i migranti – ma è un messaggio che stanno inviando anche a tutti i migranti: stare in silenzio e non alzare la testa. 

Tuttavia, dai rifugiati che resistono riceviamo chiaro e tondo il messaggio opposto, che si unisce a quello proveniente dai migranti e dalla frontiera polacco-bielorussa, oltre la Manica o nei Balcani: i migranti sono capaci di organizzarsi collettivamente e sfidare le frontiere e lo sfruttamento. Non è una sorpresa la reazione violenta, ma questo non deve fermarci: vorremmo un mondo diverso, ma non vogliamo perdere tempo a denunciare le politiche disumane messe in atto dalla Libia, perché sono le stesse messe in atto dai cosiddetti governi democratici. La distruzione di campi profughi autonomi avviene regolarmente a Parigi, come a Roma, come in altri luoghi dell’UE. Lo sfruttamento è comune in Libia, come in Turchia, come negli stati europei cosiddetti “democratici”. Così, piuttosto che lanciare denunce che nessuno raccoglierà, vogliamo concentrarci sulla necessità di costruire una lotta collettiva dalla parte di tutti i migranti. La lotta contro il regime delle frontiere è una componente fondamentale per una lotta generale contro l’ingiustizia politica e lo sfruttamento e riguarda tutti, proprio come la lotta delle donne contro la violenza maschile e il patriarcato. Per questo anche oggi ci uniamo alle lotte dei migranti attraverso le frontiere e, mentre sosteniamo le richieste specifiche dei rifugiati in lotta in Libia, insistiamo sul fatto che è ora di rivendicare insieme, in tutta Europa e oltre, un permesso di soggiorno europeo senza condizioni per tutti i migranti che già vivono in Europa o che vogliono raggiungerla. Sappiamo che questo non può risolvere tutti i nostri problemi, ma sappiamo ancora meglio un’altra cosa: quello che i governi temono di più è la nostra capacità di organizzarci e agire collettivamente, quello che vogliono a tutti i costi evitare, usando la violenza e il terrore, è la voce politica dei migranti. Questo è ciò per cui il TMC si batte. 

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