Gli attacchi razzisti contro i migranti continuano su diversi livelli. L’altro ieri, la polizia ha perquisito studi, abitazioni e dispositivi di 23 medici, per lo più infettivologi e psichiatri, in nove città, da Bari a Varese, passando per Bologna e Roma. Secondo la Procura avrebbero rilasciato certificati falsi per dichiarare alcune/i migranti non idonee al trattenimento in un Centro di permanenza per i rimpatri. Uno solo di loro risulta indagato, eppure l’accusa di «associazione a delinquere» rimbalza su tutti i media nazionali, mentre Salvini sbraita e invoca la radiazione dall’albo. Tra le accuse compaiono anche gli «interventi propagandistici sui social», cioè la denuncia pubblica di quello che succede nei Cpr.
Si tratta di una pura e semplice intimidazione. Un’intimidazione che colpisce prima di tutto chi svolge un lavoro sanitario con le e i migranti, scegliendo di guardarli come pazienti e non come pratiche da smaltire o di non ridurre la visita di idoneità a un semplice timbro. Ma è anche un’intimidazione contro le donne e gli uomini migranti, che sono sempre i primi a far esperienza dei tagli, dei ritardi e delle difficoltà di accesso alle cure e alla salute. Con questo atto le istituzioni intendono mostrare il volto sempre più feroce e accanito del razzismo, quello che sulla pelle dei e delle migranti e in nome della “remigrazione” apre un nuovo fronte nell’attacco alla sanità come bene collettivo. Infatti, la violenza che ha ucciso Bakary Sako e Fakir ha reso evidente un’altra volta il legame tra il razzismo istituzionale e i tagli alla sanità. E’ anche contro questo che si muove la lotta delle e dei migranti: contro il razzismo nelle questure che negano e ritardano i permessi, contro il ricatto giornaliero di obbedire e subire o essere espulse ed espulsi. Ci vediamo in Piazza Lucio Dalla (Tettoia nervi) il 20 settembre alle 16:00.
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