Madre, migrante, lavoratrice in tempi di pandemia – Verso e oltre il 25 N.

di ASSEMBLEA DONNE DEL COORDINAMENTO MIGRANTI

 

 

Inauguriamo queste serie di video interviste verso la giornata di lotta contro la violenza sulle donne del 25 Novembre con la voce di una operaia migrante, madre e compagna dell’Assemblea Donne del Coordinamento Migranti. La pandemia ha portato le condizioni di sfruttamento delle donne migranti all’estremo. Su questa pandemia governi e aziende stanno decidendo il nostro futuro. In ballo c’è la nostra libertà dalla violenza patriarcale e razzista, ma anche la esistenza. I ritmi di lavoro, i turni inconciliabili con la vita fuori dalla fabbrica, i salari bassi, il permesso di soggiorno, le molestie e le pressioni sul luogo di lavoro sono i nemici contro cui come donne stiamo lottando da sempre, ma oggi ci vogliono togliere anche la possibilità di alzare la voce, di dire no. Mentre lottiamo per la nostra autonomia e per crescere i nostri figli, i padroni rispondono con le minacce e i ricatti che ci mettono di fronte all’assurda alternativa tra lavorare o andare a prendere i figli all’asilo, lavorare e sopportare anche le umiliazioni razziste o essere licenziate e non poter rinnovare il permesso di soggiorno, lavorare sfruttate o molestate o non riuscire a mangiare e pagare l’affitto. “A lavorare ci mettono in ginocchio” dice Liuba, ci fanno proposte da strozzini, come il “prestito di ore” da dover restituire dopo, ovviamente ricevendo meno soldi, come se la busta paga non fosse già abbastanza magra, così tanto da non poter pagare una baby-sitter, come se non fossimo già abbastanza povere e ci potessimo permettere di avere il salario dimezzato solo perché abbiamo deciso di fare dei figli, “un privilegio dei ricchi”. Questo ‘privilegio’ per le madri migranti, per le operaie diventa uno strumento di ricatto feroce, rendendoci ancora più esposte alle ritorsioni e ai diktat dei padroni: basta negarci un cambio turno o un permesso per renderci la vita impossibile. Nello stesso tempo i governi ci ignorano, ci danno sussidi miseri e condizionati o non ce li danno affatto. Fanno proclami per la difesa della famiglia che guarda caso è il modo per schiacciare la libertà di noi donne, sia quando scegliamo di abortire sia quando scegliamo di avere figli. Ma noi non ci arrenderemo a questi ricatti, non lasceremo che ci tolgano la forza di lottare insieme, perché se i nostri lavori sono essenziali, se nulla nemmeno un virus che uccide può fermare il nostro sfruttamento noi diciamo che essenziale è la nostra vita, essenziale è la nostra libertà di fare figli se vogliamo e avere la possibilità di crescerli. Essenziale è la nostra lotta quotidiana contro la povertà che ci impongono. Essenziale è il nostro sciopero.

Il 25 novembre l’Assemblea Donne del Coordinamento Migranti farà sentire la sua voce per dire che come donne, migranti e femministe rifiutiamo queste alternative. L’alternativa che proponiamo ai padroni e ai governi è il nostro sciopero, niente di meno.

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