L’8 e il 9 giugno è necessario un sì, per poter cambiare materialmente la vita di migliaia di donne e uomini migranti e delle loro figlie e figli, e per dare un segnale politico chiaro per affermare che razzismo e sfruttamento non sono per loro l’unico destino possibile in questo paese. Razzismo, sfruttamento e patriarcato, però, continuano a operare anche nelle procedure della cittadinanza e dobbiamo sapere che è necessario lottare anche oltre al referendum.
Mentre, fino a un anno fa, era sufficiente un atto notorio, come quello richiesto a tutti i rifugiati e gli apolidi, oggi le Prefetture di Bologna e di Modena chiedono alle donne afghane che fanno domanda di cittadinanza un certificato penale emesso dal governo talebano e legalizzato dall’ambasciata italiana. Queste donne dovrebbero quindi chiedere un’autorizzazione alle istituzioni e agli uomini dai quali sono fuggite, a coloro ai quali si sono già rifiutate di sottostare. D’altra parte, poiché il governo italiano non riconosce quello afghano, questa procedura sarebbe sostanzialmente inutile. Oltre al danno, anche la beffa.
Sono decine le donne afghane, residenti in Italia da moltissimi anni, coinvolte in questa situazione e hanno già cominciato a protestare. Non si tratta di un cortocircuito amministrativo, è il razzismo istituzionale che dobbiamo affrontare ogni giorno come migranti e rifugiate, un razzismo che alimenta il patriarcato e limita per moltissime donne la possibilità di conquistare la libertà per la quale hanno lottato.
Il sì deve vincere al referendum, è un primo passo, ma non può essere l’unico, né l’ultimo. Dobbiamo continuare a dire ad alta voce che non accettiamo il razzismo istituzionale che incatena la libertà movimento e il diritto di restare alle decisioni europee sugli Stati “sicuri”, all’autorizzazione dei governi patriarcali, a quella di un marito o di un datore di lavoro. Dobbiamo continuare a organizzarci e stare dalla parte di quelle donne che, come le migranti afghane, dicono di no al patriarcato e al razzismo che lo sostiene.

Coordinamento Migranti Il Coordinamento migranti Bologna e provincia è nato nel 2004.
