Silenzi e menzogne. Perché il comune di Bologna ignora i migranti del Mattei?

di Migranti del Centro Mattei – Coordinamento Migranti Bologna

 

Il 9 aprile i migranti del Mattei hanno detto basta! Insieme hanno bloccato l’ingresso del centro, hanno impedito agli operatori di lavorare, hanno fatto entrare giornalisti e telecamere nelle camerate dove vivono stipati in dodici in piena pandemia. Hanno mostrato a tutta la città le condizioni vergognose in cui sono costretti a vivere. Eppure, anche se ora tutti sanno, il Comune di Bologna non smette di mentire.

La mobilitazione dei migranti e le loro richieste hanno motivato il Question Time del consiglio comunale dello scorso venerdì 16 aprile. Un’occasione che sarebbe stata importante, se non si fosse trasformata in una cerimonia istituzionale in cui tutti parlavano tra di loro e nessuno parlava dei migranti. I signori consiglieri si sono fatti domande, non hanno trovato risposte, ma hanno ignorato la realtà. Si è distinto Marco Lombardo, lo stesso che mesi fa si è prodigato ad assicurare che alla Yoox va tutto bene screditando la lotta delle operaie migranti. L’assessore ha avuto il coraggio di affermare che la vita al Mattei non è poi così male. I migranti avrebbero a disposizione medici, infermieri e tamponi, addirittura uno scanner per misurare la temperatura che però è miracolosamente comparso all’ingresso del centro soltanto dopo la protesta dei migranti. Se mancano le scuole e i servizi per l’integrazione dipenderebbe dai tagli fatti da Salvini. Forse Lombardo non ricorda che Salvini non è più ministro dell’Interno da quasi due anni e che da un anno le sue leggi sono state emendate, anche sull’accoglienza. Non vogliamo pensare che il razzismo democratico renda smemorati. E però anche quelli che sono motivati dalle migliori intenzioni come il consigliere Errani richiedono il vaccino per gli operatori, ma si dimenticano i migranti.

Se la giunta comunale di Bologna e la sua maggioranza fosse meno razzista, ascolterebbe i migranti che hanno denunciato cos’è l’accoglienza a Bologna. Facendolo, scoprirebbe una realtà fatta di migranti feriti, con gravi ustioni sul corpo e malattie che non vengono curate. Una realtà in cui dopo oltre un anno di pandemia non ci sono protocolli sanitari per contrastare il contagio del Covid, ma c’è invece un solo rubinetto che viene messo a disposizione ad ore alterne. È la realtà di Lombardo che fa acqua da tutte le parti, quando da mesi un migrante minorenne è ospite di un centro in cui i minorenni non dovrebbero mettere piede, quando gli “screening” di cui parla l’assessore sono di fatto un tampone di massa fatto lo scorso anno a fronte di casi conclamati di covid, quando le camere sono sovraffollate e il distanziamento impossibile, quando perfino le mascherine che l’assessore rivendica sono state consegnate (per altro dal Coordinamento Migranti, non da un operatore o da un messo del comune) con ritardo e in quantità nettamente insufficienti.

La realtà di Lombardo – ed evidentemente di tutta la giunta e del suo sindaco Merola, ma anche di chi è candidato a succedergli e tace sul Mattei – è in verità una chiara scelta politica di patteggiare con i soliti noti pensando che i migranti non siano in grado di comprendere e descrivere le condizioni in cui vivono. L’assessore ha fatto sapere che ha in programma incontri con sindacati e parti sociali, che mantiene l’interlocuzione con la Prefettura e l’ente gestore del Mattei: intende parlare soltanto con chi è disposto a dire che tutto va bene o quasi. Gli unici a non avere diritto di parola, insomma, sono i migranti del Mattei, ovvero coloro ai quali dopo il blocco della scorsa settimana è stato promesso un incontro per rispondere alle richieste avanzate.

Se le istituzioni non vogliono ascoltare, i migranti troveranno il modo di farsi sentire con altre mobilitazioni, con il sostegno di donne e uomini migranti che non vivono nel centro, ma sanno che la lotta dei migranti del Mattei parla anche di loro: delle condizioni in cui sono costretti a lavorare nei magazzini o come rider, della gestione politica dei rinnovi del permesso di soggiorno, del razzismo silenzioso che pervade questa città, non solo nelle sue istituzioni. Con questa forza, i migranti del Mattei si stanno organizzando verso la giornata transnazionale delle donne e degli uomini migranti del primo maggio.

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