Quali risposte del Comune di Bologna a donne e uomini migranti e richiedenti asilo?

Lunedì 31 gennaio abbiamo incontrato la vice sindaca Emily Clancy e l’assessore al welfare Luca Rizzo Nervo per presentare le rivendicazioni che le donne e gli uomini migranti di questa città hanno ripetutamente avanzato in questo ultimo anno di lotte e mobilitazioni: dalle proteste e manifestazioni organizzate dai richiedenti asilo del Mattei agli scioperi delle donne migranti della Yoox e dei migranti della SDA. Le rivendicazioni hanno puntato il dito contro quelle politiche e pratiche amministrative del Comune di Bologna che rendono difficile ottenere e rinnovare un permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare, conseguire la cittadinanza, accedere ai servizi pubblici che dipendono dalla tessera sanitaria. Qui è possibile scaricare l’elenco completo delle rivendicazioni. Di seguito è possibile leggere il resoconto dell’incontro. L’impegno assunto dalla vice sindaca e dall’assessore è quello di concordare un nuovo confronto che aggiorni sull’avanzamento delle risposte che il Comune intende dare a migranti e richiedenti asilo.

La vice sindaca ha assicurato il suo impegno nell’affrontare la questione della certificazione dell’alloggio che da qualche anno fa capo al Settore Patrimonio del Comune chiamato, secondo una circolare dell’allora Ministro dell’Interno Salvini, ad attestare l’idoneità abitativa sulla base delle mappe catastali. Ciò non soltanto ha allungato i tempi per ottenere la certificazione, ma ha anche limitato la concessione dell’idoneità rispetto a quando queste pratiche erano svolte dall’AUSL.

L’assessore Rizzo Nervo si è impegnato a verificare con la direzione generale dell’AUSL la questione della tessera sanitaria: occorre cancellare la consuetudine amministrativa (sia che sia arbitraria o dettata da un provvedimento regionale) per cui i CUP non rinnovano tessere sanitarie a chi è in attesa di rinnovo del permesso e rilasciano tessere la cui scadenza viene fatta coincidere con la sua scadenza. I tempi lunghissimi per il rinnovo dei permessi e la loro breve durata a causa delle male pratiche della Questura di Bologna non solo intasa gli sportelli CUP già affollati, ma impedisce ai migranti di accedere ai servizi sanitari costringendoli a rivolgersi ai pronto soccorso.

L’assessore e la vice sindaca sono inoltre a conoscenza di – e si impegnano a cancellare – altre pratiche amministrative che sono inaccettabili per una città che il sindaco Lepore dichiara essere la più progressista d’Italia. Come definire se non razzista quella pratica per cui si chiede ai migranti che siano accompagnati all’anagrafe dai proprietari di casa per avere la residenza, quella per cui i migranti sono velocemente cancellati dall’anagrafe se risultano irreperibili nella loro residenza, quella che non consente agli studenti universitari migranti di prendere la residenza negli studentati, quella che penalizza donne migranti e non, separate con figli, nel punteggio per le case popolari, quella infine che ritarda le notifiche della cittadinanza costringendo i migranti ad attendere ancora mesi per usufruire della cittadinanza dopo dieci lunghi anni di attesa per liberarsi dal ricatto del permesso di soggiorno. Il progetto di una anagrafe rivolta alle donne e agli uomini migranti per superare discriminazioni e consentire che chi si rivolge all’amministrazione comunale possa parlare con mediatori culturali che sanno lingue diverse dall’italiano è certamente utile. Come pure è importante il progetto – richiesto dai migranti in questa città ormai da venti anni – di spostare dalla Questura al Comune alcune funzioni amministrative relative al rinnovo del permesso e al ricongiungimento che oggi vengono svolte con tempi molto più lunghi di quelli stabiliti per legge. Ma, in attesa che questi progetti siano realizzati, le pratiche discriminatorie su residenza e cittadinanza possono e devono essere cancellate immediatamente.

Infine, è stata affrontata la questione interporto e centro Mattei, ormai diventato un dormitorio per richiedenti asilo sfruttati come intermittenti per salari da fame e turni massacranti nella logistica. Apprezziamo che l’assessore Rizzo Nervo abbia riconosciuto che alla carta metropolitana per la logistica etica debbano seguire fatti. Anche facendosi portavoce del sindaco che si è assunto l’impegno in prima persona, la vice sindaca ha dichiarato che un tavolo di confronto tra Comune, Prefettura e Interporto sta definendo una soluzione per il trasporto pubblico su strade che continuano a togliere la vita a migranti costretti a recarsi al lavoro a qualsiasi ora, a piedi, in bicicletta o monopattino. L’assessore ha inoltre confermato la volontà della giunta di arrivare alla chiusura del centro Mattei annunciando un suo incontro con il Prefetto e affermando che il sistema SAI (ex Sprar) – anche in virtù di nuovi stanziamenti – avrà la possibilità di accogliere i richiedenti asilo del centro. Ribadiamo dunque con forza l’urgenza che le istituzioni rispondano a una rivendicazione che è di tutta la città dopo la marcia dei migranti dello scorso anno: non è possibile che i richiedenti asilo continuino a vivere in camerate sovraffollate ed è inaccettabile che vengano buttati per strada se arrivano a guadagnare 6 mila euro l’anno che certo non pagano un affitto in una città come Bologna. Ribadiamo con la stessa forza anche la richiesta che l’accoglienza in case non riproduca affollamento, situazioni di degrado e disagio come avviene in alcune strutture dell’accoglienza comunale come quelle in via Stalingrado (Casa Makeba).

 

 

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