17 Ottobre: Giornata di lotta transnazionale delle e dei migranti!

Pubblichiamo di seguito la traduzione in italiano dell’editoriale del Journal del Transnational Migrants’ Coordination (TMC). Il giornale raccoglie articoli scritti da diversi collettivi di migranti che si stanno organizzando collettivamente verso una grande giornata di lotta transnazionale il 17 Ottobre. Pensiamo che sia giunto il momento che le e i migranti riprendano in mano le loro vita, iniziando con una rivendicazione comune: permesso di soggiorno europeo incondizionato e illimitato per tutte e tutti! Si tratta, per noi, della base minima per poter affermare la libertà delle e dei migranti, contro un sistema transnazionale di sfruttamento e razzismo.

 

Questo giornale è la prima uscita pubblica del Coordinamento Migranti Transnazionale (TMC), nato dopo mesi di lotte e di comunicazione tra collettivi di migranti e non da tutta Europa, dal Marocco e dalla Turchia, come primo tentativo di organizzazione transnazionale dei migranti. Il TMC è nato dalle lotte e dalla necessità di superare l’isolamento nei tempi della pandemia. Dopo aver promosso due giorni di azione a maggio e giugno, il TMC ha lanciato per il 17 ottobre una giornata transnazionale di lotta dei e delle migranti. In questa giornata, in cui centinaia di migliaia di migranti e sans-papiers prenderanno d’assalto Parigi da tutta la Francia, chiamiamo tutti i migranti, rifugiati, richiedenti asilo, collettivi, gruppi e sostenitori, a manifestare in tutta Europa e oltre i suoi confini. È giunto il momento che i migranti riprendano in mano le loro vite.

Gli articoli di questo giornale dimostrano che si sta sollevando una voce collettiva transnazionale nelle lotte di questi mesi in tutta Europa e contro l’Europa e le sue frontiere. I contributi sono arrivati da Francia, Marocco, Italia, Turchia e Slovenia. Questi luoghi si trovano in posizioni diverse all’interno di un sistema di razzismo istituzionale collegato, dove le leggi nazionali e comunitarie e gli accordi internazionali concorrono a creare le condizioni di sfruttamento, di confinamento e di violenza patriarcale. Lo spazio transnazionale è plasmato in primo luogo dagli stessi migranti, che lottano attraverso le frontiere e contro le leggi sull’immigrazione e sull’asilo che i governi usano per domare la loro libertà.

Ovunque nel mondo, la burocrazia e la legge sono strumenti nelle mani dei datori di lavoro, volti a garantire la possibilità di sfruttare il lavoro migrante e, con questo, a imporre dure condizioni a tutti i lavoratori. Ovunque nel mondo, però, i migranti stanno lottando: nella loro vita quotidiana e sui luoghi di lavoro, contro questo sistema razzista. Questo giornale punta a mettere in evidenza le connessioni tra le lotte locali e le potenzialità dell’organizzazione transnazionale. Come sostengono gli articoli, infatti, i migranti e le migranti si organizzano in modi diversi: scioperi della fame, manifestazioni, scioperi e proteste nei luoghi di lavoro, nello spazio domestico e in quello pubblico. Tuttavia, queste lotte sono spesso limitate a un’unica situazione o a controversie localizzate. Il sistema che i migranti sfidano però non si ferma ai confini nazionali e la libertà per cui lottano non può essere confinata all’interno di un unico luogo o di una particolare controversia. Anche se ci sono questioni che devono essere affrontate a livello locale e nazionale, e i governi, le istituzioni e i datori di lavoro devono essere ritenuti responsabili dei loro atti, ciò che è in gioco è la possibilità di affermare la libertà dei e delle migranti a livello transnazionale contro un intero sistema di sfruttamento e razzismo. I nostri alleati sono i e le compagne migranti oltre i confini. Insieme possiamo raggiungere la forza necessaria per superarli.

La pandemia di Covid-19 ha aumentato la pressione sui migranti. La mobilità transnazionale è stata limitata, le frontiere sono diventate ancora più violente e la burocrazia quotidiana ha dimostrato come il razzismo istituzionale ispiri il comportamento delle amministrazioni pubbliche contro i bisogni dei migranti. I migranti, soprattutto le donne, hanno continuato a svolgere i lavori essenziali quando il mondo era bloccato, ma il razzismo istituzionale e la violenza alle frontiere non si sono fermati. In questo senso, l’emergenza Covid-19 ha dimostrato che la vita dei migranti è stata considerata “sacrificabile”: mentre svolgevano tutto il lavoro essenziale, la loro vita non era considerata abbastanza essenziale da essere protetta con le misure anti-covid o da ricevere gli aiuti di Stato offerti ai cittadini. Gli unici servizi e sussidi forniti ai migranti dai governi erano direttamente proporzionali ai margini di profitto del datore di lavoro.

Alcuni governi europei hanno firmato accordi bilaterali con i paesi dell’Europa dell’Est per aprire le loro frontiere “solitamente” chiuse per far entrare i lavoratori migranti. Alcuni paesi europei si sono dotati di regolarizzazioni limitate per assumere braccianti stagionali e operatori sanitari, lasciando molti altri senza documenti. La pandemia ha sospeso la vita durante la quarantena: per i migranti e i richiedenti asilo non è stata una novità. Dagli articoli emerge chiaramente che, se il lavoro migrante è essenziale per l’economia, lo sciopero è la nostra arma essenziale contro lo sfruttamento, la violenza e il razzismo istituzionale, per rivendicare ciò di cui abbiamo bisogno.

Questo giornale mette in luce che in tutti i paesi, sia all’interno che all’esterno dell’Europa, i migranti sono sottoposti al legame tra il loro status giuridico, il permesso di soggiorno e una serie di condizioni che dipendono dal lavoro, dal reddito, dalla famiglia e dallo stato di origine. Sia che siano esplicitamente sfruttati per contratto o intrappolati nella rete della burocrazia e delle regole applicate arbitrariamente contro di loro, tutti i migranti si trovano di fronte a questo problema. In questo contesto, la violenza razzista e patriarcale è uno strumento utile a imporre ai migranti le peggiori condizioni, in particolare alle donne migranti, per le quali il ricongiungimento familiare significa dipendenza dai documenti dei mariti.  Contro tutto questo rivendichiamo documenti per tutti i e le migranti, e sosteniamo che questi documenti non dovrebbero dipendere dal lavoro, dal reddito o dai legami familiari. Mentre rivendichiamo questo per tutti I e le migranti, rivendichiamo anche un permesso di soggiorno europeo incondizionato, valido in tutta Europa, separato dal contratto di lavoro, dal reddito, dal salario e dalla famiglia.

Questa rivendicazione è un modo per collegare e potenziare le lotte quotidiane dei e delle migranti all’interno e all’esterno dell’Europa: essa risuonerà nella giornata transnazionale della lotta dei migranti del 17 ottobre, quando i migranti e le migranti scenderanno in piazza a Parigi e in molti altri paesi saranno organizzate manifestazioni e azioni. Un permesso di soggiorno europeo incondizionato è un modo per fermare il gioco razzista dei governi statali e della Commissione Europea contro i migranti. Mentre si continuano a produrre gerarchie, mentre si cerca di fermare i migranti alle frontiere, inseguendoli violentemente lungo la rotta dei Balcani o lasciandoli morire in mare, mentre si dividono arbitrariamente i migranti tra economici e richiedenti asilo e li si confina in campi disumani, noi rivendichiamo il diritto di entrare e muoverci attraverso l’UE in modo sicuro e senza ricatti. Un permesso di soggiorno europeo incondizionato in grado di smantellare il sistema di Dublino e qualsiasi altra disposizione che permetta ai governi dell’UE di trattare i migranti come pacchi da smistare. Il 17 ottobre rivendicheremo la nostra libertà contro le nuove riforme annunciate dalla presidente della Commissione europea: non accetteremo alcuna nuova imposizione sulla nostra vita e sul nostro futuro. Infine, la manifestazione transnazionale del 17 ottobre sarà la nostra risposta alla rivolta indetta dai e dalle migranti intrappolati a Lesbo: dopo l’incendio del campo di Moria non abbiamo bisogno di un trasferimento, non vogliamo un altro campo. Vogliamo la libertà all’interno e all’esterno dei confini dell’Europa, vogliamo un permesso europeo incondizionato per essere libere e liberi di muoverci e di lottare contro la violenza e lo sfruttamento.

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