Libertà di abortire e qualcosa di più: la nostra lotta femminista contro lo sfruttamento patriarcale e razzista

di Assemblea donne del Coordinamento migranti

 

[English and Chinese version below]

 

L’ordine familiare regna in Italia! Dice qualcuno… Ma è un ordine costruito sulla sabbia, diciamo noi. C’è chi propone di fare spazio alle donne, che non lavorerebbero abbastanza, mettendole al lavoro al posto delle e dei migranti; c’è chi dice di sostenere la maternità e intanto privatizza il welfare; c’è chi dice di difendere i bambini, quelli non nati, mentre toglie i diritti a figli e figlie di genitori dello stesso sesso e lascia che bambine e bambini dalla pelle troppo scura muoiano in mare; e infine chi, come il nostro presidente Meloni, vuole difendere “il diritto di essere madri”, ma non per le migranti e per le donne povere, che per essere madri devono contare solo sulle proprie forze. Intanto, moltissime donne non vogliono essere madri e continueranno così nonostante Roccella, Lollobrigida e tutta la compagnia del tasso di natalità. Intanto, le migranti e i migranti si muovono contro i confini e continueranno a farlo alla faccia di chi pensa che la loro esistenza dipenda dalla loro utilità.

Contro questa realtà sbraita la compagine di governo: Roccella, ministra per la famiglia, ha detto che la gestazione per altri è “compravendita della genitorialità, un vero e proprio mercato”. Salvo poi non preoccuparsi del fatto che promettendo sussidi una tantum per ogni figlio a carico il governo riduce le donne a uteri sociali, buoni per riprodurre la società patriarcale, di mercato e possibilmente bianca. Lollobrigida, ministro della sovranità alimentare, oltre che della farina di lombrichi ha paura dei bambini neri, mentre Giorgetti, ministro dell’economia, propone di tagliare le tasse a chi fa almeno due figli. Queste misure potrebbero migliorare la condizione di alcune madri, ma al prezzo di sottomettere tutte le donne all’ordine della maternità patriottica.

La famiglia patriarcale è un’impresa: qualcosa nella quale dovrebbe essere conveniente investire, purché la riproduzione resti un fatto privato. E infatti i servizi sono privatizzati, regionalizzati, ridotti all’osso, la promessa di investimenti negli asili si dissolve e quello che resta è un messaggio: la famiglia è il nucleo fondamentale dell’ordine sociale, l’unico legittimo; la maternità è un lavoro socialmente necessario per mettere al mondo forza lavoro, per garantire la cura di figli, anziani e disabili, per supportare il razzismo di governo. E infatti, mentre a tutte le donne viene detto di svolgere il proprio ruolo sociale, e di farlo come il governo comanda, il governo stesso ha approvato il decreto Cutro, che limitando l’accesso alla protezione speciale garantisce la clandestinità e lo sfruttamento. Il patriarcato di governo si regge su un razzismo sincero ma anche di comodo, perché le migranti le vuole dove servono, a servire i cittadini a cui il governo toglie il welfare. Non è un caso che il cosiddetto “decreto primo maggio” aumenti gli sgravi fiscali alle famiglie che assumono lavoratrici migranti impiegate come ‘badanti’. Siccome però gli sgravi non coprono l’aumento salariale previsto dai contratti collettivi sappiamo che cosa aspettarci: più lavoro nero, più lavoro informale. Al governo le migranti interessano come lavoratrici sfruttabili, ma non come madri che usufruiscono dei bonus per i figli, dai quali riesce a escluderle facendo leva su permanenza e documenti regolari, che sappiamo bene quanto sia difficile ottenere. Conosciamo da tempo questo trucco, che ancora troppo spesso riesce a dividerci.

Queste politiche non sono solo italiane e il loro sfondo è la guerra in Ucraina, che rende ancora più evidente come il patriarcato progressista o reazionario che sia, europeo, polacco, ungherese o russo sia l’altra faccia delle politiche neoliberali necessarie a mantenere gli equilibri di guerra e a gestire i confini. La famiglia è il veicolo del comando patriarcale, il fulcro di un progetto conservatore e neoliberale tremendamente al passo coi tempi, che mira a individualizzare e privatizzare la riproduzione sociale e cancellare ogni forma di solidarietà, ogni istanza collettiva.

Di fronte a chi si licenzia, alle donne che non fanno figli, a chi li fa ma ripudia il patriarcato, alle donne che lottano per l’aborto libero e alle migranti che, con o senza figli, sfidano continuamente i confini della violenza razzista, di fronte agli scioperi che in tutta Europa esprimono una rabbia che va oltre i confini del luogo di lavoro e si scaglia contro i governi, l’ideologia della famiglia è un tentativo per governare il disordine e il dissenso. E questo tentativo non riguarda solo donne e persone LGBTQIA+, non riguarda solo le migranti. È il tentativo di cancellare dall’orizzonte ogni aspettativa di trasformazione, di impedirci di mettere in connessione e in comunicazione le nostre vite, le nostre differenze e le nostre lotte, di agire collettivamente.

Sappiamo che per molte donne la famiglia è un luogo di violenza e di oppressione, e per noi tutte è un campo di battaglia. Perciò non ci ingannano le ipocrisie del governo. Sappiamo che dietro la difesa della maternità c’è una realtà in cui, per avere un contratto di lavoro, al colloquio è meglio dichiarare di non volere figli. Sappiamo che se non vogliamo un figlio dobbiamo rincorrere medici disposti a garantirci l’interruzione volontaria di gravidanza, perché quello che chiamano diritto è in realtà qualcosa per cui bisogna lottare, o per cui bisogna pagare. Sappiamo che quando abbiamo dei figli questi il più delle volte sono usati come ricatto per rendere le nostre condizioni di lavoro ancora più precarie.

Quelli che parlano di maternità come un dovere sociale vogliono giustificare un ordine in cui essere madri significa faticare il doppio. Una volta si parlava di conciliazione tra vita e lavoro per le donne, ed era già ingiusto che il problema della conciliazione fosse solo delle donne. Oggi il governo non ha bisogno nemmeno di conciliare, anzi, vuole aumentare l’occupazione femminile smantellando quel che resta del welfare, così da forzare le donne a farsi carico di quel che lo Stato non intende fare. Il tutto seguendo il mantra delle ultime settimane: “i salari devono restare bassi”.

Il 6 maggio scenderemo in piazza ad Ancona con Non Una di Meno per l’aborto libero, sicuro e gratuito. “Interruzione volontaria di patriarcato” per noi significa che l’aborto non è soltanto un diritto individuale per cui lottare. L’obiezione di coscienza non comincia con questo governo, che d’altra parte astutamente ha detto che non toccherà la 194 e il diritto di abortire ma cerca disperatamente di costruire una società in cui la maternità è un destino obbligato per le donne. Noi a questa politica della società ci opponiamo: perché mentre reclamiamo la libertà di non essere madri, vogliamo anche quella di esserlo alle nostre condizioni, non per i progetti reazionari e i profitti di qualcun altro, non per sostenere in nome della famiglia un ordine che reclama il nostro sfruttamento patriarcale e razzista. Nella società che stanno costruendo è già tutto definito: che cos’è una donna, a che cosa serve, che cos’è la libertà, a chi è concessa e a chi no. Ma è un ordine costruito sulla sabbia perché una marea di donne in tutto il mondo lo sfidano fuori e dentro le famiglie, sui posti di lavoro e nella società, contro la violenza e il razzismo dei confini, per essere madri oppure non esserlo. E questo movimento, inesorabile e instancabile, è la nostra forza.

Freedom of abortion and something more: our feminist struggle against patriarchal and racist exploitation

Family order reigns in Italy! Some say… But it is an order built on sand, we say. There are those who propose to defend women, who would not work enough, by putting them to work instead of migrants; there are those who say they support motherhood and meanwhile privatise welfare; there are those who say they defend children, the unborn ones, while taking away the rights of sons and daughters of same-sex parents and letting little girls and boys with a dark skin die at sea; and finally those who, like our president Meloni, want to defend ‘the right to be a mother’, but not for migrants and poor women who have to rely only on their own strength to be mothers. Meanwhile, many women do not want to be mothers and will continue in this way despite the existence of Roccella, Lollobrigida and the birth rate bunch. Meanwhile, migrants move against borders and will continue to do so despite those who think their existence depends on their usefulness.

Against this reality the government’s team rants: Roccella, minister for the Family, said that gestation for others – which she prefers to call uterus for rent – is an abomination, that it is the ‘buying and selling parenthood, a real market’. Except that by promising one-time subsidies for each dependent child, the government reduces women to social wombs, good for reproducing the patriarchal society, of the market and possibly white. Lollobrigida, minister of Food Sovereignty, as well as the earthworm flour is also afraid of black children, while Giorgetti, minister of Economy, suggests cutting taxes for those who have at least two children. These policies might improve the condition of some mothers, but at the price of subjecting all women to the order of patriotic motherhood.

The patriarchal family is a business: something that should be worthwhile to invest in, as long as reproduction remains a private affair. And thus services are privatised, regionalised, cut to the bone, the promise of investment in kindergartens dissolves, and what remains is a message: the family is the fundamental unit of the social order, the only legitimate one; motherhood is a socially necessary job to reproduce labour, to ensure the care of children, the elderly and the disabled, to support the government’s racism. And indeed, while all women are told to carry out their social role, and to do so as the government commands, the government itself has passed the Cutro decree which, by limiting access to special protection, guarantees illegality and exploitation. The government’s patriarchy relies both on a sincere and convenient racism, because it wants migrant women where they are needed, to serve the citizens whose welfare is taken away by the government. It is not by coincidence that the so-called ‘May First decree’ increases a tax relief for families that hire migrant women workers to work as ‘caregivers’. Still, since the tax relief does not cover the wage increase set by collective agreements, we know what to expect: more undeclared and informal work. The government cares about migrant women only as far as they can be exploitable workers, and not mothers who could benefit from childcare bonuses from which they are excluded as the government leaned on the residence permit exclude them. We have long been familiar with this trick, which has often managed to divide us.

These policies are not only Italian ones, and their background is the war in Ukraine, which makes it even more evident how patriarchy – whether progressive or reactionary; European, Polish, Hungarian or Russian – is the other face of the neoliberal policies needed to maintain the balance of war and manage borders. The family is the tool of patriarchal command, the core of a conservative and neo-liberal project, tremendously in step with the times, which aims to individualise and privatise social reproduction and erase every form of solidarity, every collective demand.

The ideology of the family is an attempt to govern disorder and dissent Against who quit their jobs, women who do not have children and the ones who have children but refuse patriarchy, women who fight for free abortion and of migrants women who, with or without children, continually challenge the boundaries of racist violence; against the strikes that throughout Europe express a rage that goes beyond the workplace and rages against governments. And this governmental attempt is not only against women and LGBTQIA+ people, nor only against migrants. It is an attempt to erase any expectation of transformation from the horizon, to prevent us from connecting and communicating our lives, our differences, and our struggles, and from acting collectively.

We know that for many women the family is a place of violence and oppression, and for all of us the family is a battlefield. Thus, we are not fooled by the hypocrisies of the government. We know that behind the defence of motherhood there is a reality in which to get a contract at the job interview it is better to declare that you do not want children. We know that if we do not want a child we have to chase after doctors who are willing to grant us voluntary termination of pregnancy, because this right is actually something we have to fight for or pay for. We know that when we have children they are often used as a blackmail to make our working conditions even more precarious.

Those who speak of motherhood as a social duty want to justify an order in which to be a mother means working twice as hard. Once there was a talk about work-life balance for women, and it was already unfair because the problem of work-life balance was only a women’s problem. Today, the government does not even need to reconcile women’s employment; on the contrary, it wants to increase it by dismantling what is left of welfare in order to force women to take on what the state will not. This by following the slogan of recent weeks: ‘wages must stay low’.

On 6 May we will take to the streets in Ancona with Non Una di Meno for an unrestrained, safe and free abortion. ‘Voluntary interruption of patriarchy’ for us means that abortion is not just an individual right to be fought for. Conscientious objection does not begin with this government, which on the other hand has cunningly said that it will not touch the law 194 and the right to abortion, but that desperately seeks to build a society in which motherhood is an obligatory destiny for women. We oppose this societal policy: because while we demand the freedom not to be mothers, we also want the freedom to be mothers on our own terms, not for someone else’s reactionary projects and profits, not to support an order that imposes our patriarchal and racist exploitation in the name of the family. In the society they are building everything is already defined: what a woman is, what she is for, what freedom is, who is granted it and who is not. But it is an order built on sand because a tide of women all over the world is challenging it outside and inside their families, in the workplace and in society, against the violence and racism of borders, to be mothers or not to be mothers. And this movement, relentless and tireless, is our strength.

我们的反种族主义,与移民一起斗争反对统治的父权制

 

有人说,家庭秩序在意大利占统治地位! 但我们对此表示反对,这是一个建立在沙子上的脆弱秩序。

有些人提议通过让工作量不足的妇女去工作以取代移民工作来保护妇女;有些人说他们支持母性,却同时将福利私有化;有些人说他们保护儿童,保护未出生的孩子,却同时剥夺同性父母的儿子和女儿的权利,让那些皮肤深色的孩子们死在海上; 最后是那些像我们的总统梅洛尼一样,想要捍卫 “做母亲的权利”的人,但其捍卫的并不是只能依靠自己的力量做母亲的移民和贫穷的妇女。
同时,许多妇女不想做母亲,并将继续坚持反对像罗切拉Roccella(家庭部长)、洛洛布里吉达Francesco Lollobrigida(意大利农业部长)和所有的生育率公司。同时,移民将继续在边境上移动来反对边境的存在,来对抗认为他们是否能存在取决于他们是否有作用的人。

针对这一现实,政府咆哮道:家庭部长罗切拉说:“为他人妊娠”—她更愿意称之为子宫出租—是一种可憎的行为。它是 “买卖父母身份,是一个真正的市场”。除了通过承诺为每个受抚养的孩子提供一次性补贴,政府将妇女降为社会子宫,有利于繁殖父权制、市场和白人社会的可能性。食品部部长Francesco Lollobrigida提出的“反对蚯蚓粉”言论(他反对蚯蚓粉作为替代性基础食品。这是一种强调意大利人生产食用意大利食品的民族主义的食品主权言论)这和他害怕黑人儿童的说法一样的具有民族主义和种族歧视。而经济部长Giorgetti则提议为那些至少有两个孩子的人减税。这些措施可能会改善一些母亲的状况,但代价是让所有妇女都受制于爱国主义母亲的秩序。

父权制下的家庭是一项事业:只要生殖仍然是一个私人问题,就是应该值得投资的东西。而事实上,在此期间,服务被私有化、区域化,被削减到骨子里,对幼儿园投资的承诺消失了,剩下的只是一个信息而已。家庭是社会秩序的基本核心,是唯一合法的;成为母亲是一项社会必需的工作,以为世界带来劳动力,确保对儿童、老人和残疾人的照顾,支持政府的种族主义。然而事实上,虽然所有的妇女都被告知要发挥她们的社会作用,并按照政府的命令去做,但政府本身却通过了Cutro法令,通过限制获得特别保护的机会,保证了其秘密性和剥削的性质。
政府的父权制依靠的是一种种族主义,这种种族主义是真诚的,但也是方便的,因为它希望移民出现在需要她们的地方,为那些被政府剥夺了福利的公民服务。它想让她们成为可剥削的工人,但不希望她们成为可以用永久性合法性的文件来领取儿童补助的母亲,我们非常清楚要获得这些文件是多么困难。我们已长久熟悉于这种伎俩,但它仍设法分裂我们。

这些政策不仅仅是意大利的,其背景是乌克兰的战争,这就更加明显地表明了父权制–无论是进步的还是反动的,欧洲的、波兰的、匈牙利的还是俄罗斯的–这些政策是维持战争平衡和管理边界所需的新自由主义政策的另一面。家庭是父权制指挥的工具,是保守和新自由主义项目的支点,与时俱进,旨在使社会再生产个人化和私有化,消除每一种形式的团结,每一个集体的需求。

面对那些辞职的人、没有孩子的妇女、有孩子但反对父权制的妇女、为自由堕胎而战的妇女、以及无论有无孩子都不断挑战种族主义暴力界限的移民,面对整个欧洲的罢工,表达超越工作场所界限的愤怒和对政府的愤怒,家庭的意识形态是治理混乱和异议的企图。而这种企图不仅仅是针对妇女和LGBTQIA+的群体,也不仅仅是针对移民。它试图从地平线上抹去任何转型的期望,阻止我们连接和交流我们的生活,扼杀我们的差异,阻止我们的斗争和集体行动。

我们知道,家庭是一个战场,一个我们每天都在努力改造的空间。因此,我们不会被政府的虚伪所迷惑。我们知道,在捍卫母性的背后有一个现实,是为了在工作面试中获得合同,最好声明你不想要孩子。可我们知道,如果我们不想要孩子,就必须追寻那些愿意让我们自愿终止妊娠的医生,因为他们所谓的权利实际上是我们必须争取的,或者说是要为此支付金钱的。

全世界的妇女和母亲都知道这个现实,而那些把做母亲说成是一种社会责任的人想要为一种秩序辩护,在这种秩序中,做母亲意味着加倍努力工作。曾几何时,人们谈论的是妇女工作与生活的平衡,而工作与生活的平衡问题却只针对妇女,这已经是不公平的。

今天,政府甚至不需要调和;相反,它想通过拆除剩下的福利来增加妇女的就业,从而迫使妇女承担国家不会承担的责任。所有这一切都遵循最近几周的口号:”工资必须保持低水平”。5月6日,我们将在安科纳Ancona与Non Una di Meno一起走上街头,争取免费、安全和自由的堕胎,因为我们知道,我们不仅是在为个人权利而战,而且是在为妇女和我们想要的社会所代表的集体自由而战:不做母亲的自由与 以我们自己的方式和在真正自由的条件下做母亲的自由并存,不为了别人的反动项目和利润,不为了家庭的思想意识。

我们拒绝这个社会项目,它希望每个人在社会等级制度中都有自己的位置。在这个项目中,一切都已经被定义了:女人是什么,她是为了什么,什么是自由,谁被授予自由,谁不被授予自由。但这是一个建立在沙子上的秩序,因为我们浪潮般的行动已将其抹去,我们将继续、再次行动,不可阻挡,不知疲倦。

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