La proposta di legge sul consenso è stata il frutto delle mobilitazioni femministe globali, che hanno reso la questione inaggirabile. Introducendo la dicitura “contro la volontà” ed eliminando ogni riferimento al consenso, la riscrittura del DDL proposta da Giulia Bongiorno cerca di cancellare ciò che abbiamo conquistato lottando, e rimette le donne sul banco degli imputati. Sposta ancora una volta il peso della prova su chi subisce violenza. Non possiamo accettare questo contrattacco. Per questo abbiamo preso parte alla costruzione della piazza del 15 febbraio insieme alla D.i.Re Donne in Rete contro la violenza, ai CAV, a NON UNA DI MENO e alle altre realtà femministe e transfemministe che si sono attivate a Bologna e in tutta Italia.Per le posizioni in cui ci troviamo – come lavoratrici donne e queer, nere e bianche, migranti e di seconda generazione – noi sappiamo che la violenza patriarcale ci riguarda tutte, ma non ci colpisce tutte allo stesso modo. Per questo crediamo che la battaglia sul consenso non si combatta solo nelle aule parlamentari o nei tribunali. La possibilità di esprimere o negare il consenso dipende anche dal possesso del permesso di soggiorno, che quando è legato a quello del marito rende le migranti più esposte alla sua violenza. Nei luoghi di lavoro la precarietà e i salari insufficienti rendono più difficile per le lavoratrici opporsi alle molestie di un datore di lavoro. Consenso e dissenso si scontrano entrambi con il razzismo istituzionale e lo sfruttamento. Consenso e dissenso presuppongono autonomia e libertà materiali. Chi oggi si oppone al DDL Bongiorno senza dire una parola su tutto questo, e sul modo in cui la guerra e il militarismo stanno restringendo sempre di più gli spazi di libertà e la nostra stessa possibilità di lottare, presta il fianco alle politiche di Meloni che ogni giorno agita il razzismo come risposta alla violenza maschile, che vorrebbe imporci come ordine necessario quello della famiglia, il principale luogo della violenza, che per questo attacca chi in quell’ordine non si riconosce, a partire dalle donne e persone LGBTQ+. Questo attacco non è infatti isolato: fa parte di un disegno politico più ampio che, colpendo anche l’educazione sessuo-affettiva, mira a imporre una disciplina del consenso, riducendo la possibilità di pensare e vivere la sessualità fuori dai codici del desiderio maschile e del dominio patriarcale.
Difendere e conquistare leggi e convenzioni internazionali, come la Convenzione di Istanbul, che riconoscono in maniera inequivocabile che “senza consenso è stupro”, è una lotta essenziale. Ma la conquista del movimento femminista e transfemminista transnazionale non è stata soltanto aver chiarito che “senza consenso è stupro”: è stata ribadire con forza che la violenza patriarcale è strutturale. Questo non è uno slogan senza conseguenze. Ci impone di lottare contro le condizioni sociali che riproducono continuamente quella violenza in ogni ambito della società.
Per questo saremo in piazza il 15 febbraio contro il DDL Bongiorno. Lo faremo gridando che “senza consenso è stupro”, e contro lo sfruttamento e il razzismo patriarcale che limitano la possibilità stessa di esprimerlo e ipotecano la nostra libertà.
Coordinamento Migranti Il Coordinamento migranti Bologna e provincia è nato nel 2004.
