Chi vuole davvero chiudere il CAS Mattei? Solo i migranti

La scorsa settimana la Commissione sanità e politiche sociali del Comune di Bologna ha tenuto un’udienza conoscitiva sulla situazione del CAS Mattei, chiedendo al Coordinamento Migranti di intervenire: una richiesta che, se non ci fossero di mezzo le vite e lo sfruttamento di centinaia di migranti, ci avrebbe fatto semplicemente sorridere. Da oltre sei mesi i migranti ospitati nel CAS Mattei denunciano il pericolo di vivere in quella struttura. Per tutta la durata dell’epidemia, e fino ad ora, Prefettura, Regione Emilia-Romagna e Giunta comunale sono state completamente sorde alle nostre denunce. Hanno ignorato che all’interno del Mattei non è stata presa alcuna misura di distanziamento, che le camerate ospitano oltre dieci persone l’una, che l’igiene e il cibo sono tutto tranne che “accoglienti”. All’inizio della pandemia è stato un compagno del Coordinamento Migranti a portare al Mattei le mascherine messe a disposizione dal Comune dopo continue richieste: nessuno in Prefettura, in Comune e nella cooperativa che gestisce il centro si era posto il problema, nessuno era disponibile a portarle. Anche quando, a giugno, si sono verificati diversi casi di COVID-19, nel centro nulla è cambiato: i migranti sono stati per lo più tenuti all’oscuro della situazione e lo sfruttamento del loro lavoro, spesso notturno e pagato pochi euro all’ora per mandare avanti la grande fabbrica dell’Interporto, non si è mai interrotto, se non temporaneamente per quarantene imposte dentro container sotto il sole caldo dell’estate.

Nonostante la continua denuncia dei migranti dentro e fuori il centro, al Mattei continuano ad arrivare decine di nuovi ospiti, spesso “accolti” senza neanche fornire l’abbigliamento adeguato per affrontare l’inverno in arrivo. Come se l’aumento esponenziale dei casi anche a Bologna non fosse – di nuovo come a marzo – un campanello d’allarme. Durante l’udienza in Comune le forze politiche si sono dette favorevoli ad una chiusura del centro. Ognuna per un proprio motivo, che va dall’esplicito razzismo per quanto riguarda le destre, al buonismo “alla Lamorgese” per il Pd. Viste le modifiche alle Leggi Salvini, esponenti della maggioranza e della giunta hanno addirittura dichiarato il proprio impegno per un sistema di accoglienza diffusa. È difficile credere alle parole di chi per mesi non ha fatto nulla, per non disturbare lo sfruttamento del lavoro migrante all’Interporto. Solo i migranti vogliono davvero chiudere il centro di via Mattei. La loro pretesa di libertà va però oltre ad un’accoglienza diffusa o “dignitosa”. L’unica accoglienza possibile è quella che interrompe il legame tra lavoro e permesso su cui si basa lo sfruttamento del lavoro migrante. Per questo i migranti che vivono nel centro da mesi o sono appena arrivati sono pronti a nuove denunce e mobilitazioni contro un luogo esposto al contagio e che – come gli altri centri di accoglienza – espone tutte e tutti alla circolazione del virus. La loro lotta è la stessa dei migranti che continuano a chiedere alla Questura di rinnovare subito – senza vincoli di lavoro, reddito e casa – i permessi bloccati da mesi. Le donne e gli uomini migranti non possono aspettare altro tempo.

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