Un furto a norma di legge. Presidio contro i rimborsi astronomici chiesti ai richiedenti asilo

La Prefettura di Bologna sta espellendo decine di richiedenti asilo dai centri di accoglienza, chiedendo loro di restituire migliaia di euro al ministero, in alcuni casi addirittura più di 20.000 euro. La colpa di questi migranti sarebbe quella di aver guadagnato più dell’ammontare dell’Assegno sociale, ovvero più di 5900 euro l’anno, cifra oltre la quale i regolamenti dell’accoglienza prevedono l’uscita dai centri. Non solo da Bologna, ma anche in altre città in Emilia-Romagna, come Ferrara e Reggio Emilia, e dal resto d’Italia, ci stanno arrivando decine di segnalazioni di migranti nella stessa situazione. 

Non accettiamo che le prefetture di Bologna e della regione richiedano ai migranti di rimborsare anni di accoglienza trascorsi in centri sovraffollati, in container e camerate da decine di persone, senza la minima garanzia di distanziamento sociale mentre era in corso la pandemia. È inaccettabile che venga chiesto loro un rimborso per due anni durante i quali hanno guadagnato qualcosa in più solo per  aver fatto funzionare i magazzini della logistica, per far arrivare puntuali le merci nei supermercati e nelle case e per rispondere alle esigenze della crisi pandemica e degli ordini on-line. Tutto questo mentre la legge stessa vietava le espulsioni e le uscite dai centri per contenere il rischio sanitario. 

Non accettiamo che i migranti debbano rimborsare il ministero per finanziamenti per l’accoglienza ricevuti dall’Unione Europea, per soldi che hanno intascato i privati che hanno allestito e gestito i centri e sui quali le cooperative hanno fatto profitti anche sfruttando il lavoro degli operatori. È inaccettabile che si chieda questo rimborso per anni durante i quali i permessi di soggiorno sono arrivati ancora più lentamente del solito, le richieste di rinnovo sono rimaste bloccate nei cassetti degli uffici immigrazione, le commissioni territoriali e i tribunali hanno lavorato così a rilento che centinaia di migranti sono rimasti sospesi in un limbo burocratico. Per loro rimanere nei centri è stato l’unica speranza di velocizzare le pratiche per ottenere i documenti necessari per lavorare e rimanere in questo paese. 

A Bologna, mentre la Prefettura e l’Ispettorato del lavoro eseguivano i controlli sui redditi, nessun controllo è stato fatto sui centri, sulle cooperative che li gestiscono e sulle imprese dello sfruttamento. Anzi, se queste richieste di rimborso verranno confermate con prelievi in busta paga, i richiedenti asilo coinvolti finiranno per ricevere salari inesistenti. Lo Stato italiano deve smetterla di fare cassa sulla pelle dei migranti.

Per questo, sabato 19 febbraio alle ore 11 saremo davanti alla Prefettura di Bologna, in Piazza Roosevelt, per un presidio/conferenza stampa insieme ai richiedenti asilo dei centri di accoglienza. Noi chiediamo che, come previsto dalla Legge Lamorgese, i grandi centri vengano chiusi, chiediamo che le lettere di rimborso siano immediatamente cancellate e che i richiedenti asilo che lo vogliano possano rientrare nei sistemi comunali di accoglienza. 

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