L’alternanza accoglienza-lavoro. Un nuovo modello per lo sfruttamento del lavoro migrante.

Lo scorso 16 maggio è stato annunciato a mezzo stampa che il futuro modello di accoglienza democratica introdurrà ulteriori strumenti di sfruttamento del lavoro migrante compreso quello minorile. Questo è ciò che si evince dal Protocollo d’intesa che i ministri Orlando e Lamorgese – in accordo con i sindacati confederali e l’associazione padronale dell’edilizia – hanno siglato per reclutare almeno 3.000 giovani migranti nell’edilizia. L’idea di fondo è di offrire un percorso di “formazione e inserimento socio-lavorativo” a migranti che istituzioni e sindacati ritengono particolarmente “vulnerabili” come richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o temporanea, di protezione speciale, minori stranieri non accompagnati in transizione verso l’età adulta ed ex minori stranieri non accompagnati. Si afferma sempre più un’idea di accoglienza che serva per garantire forza lavoro a basso costo pronta per essere sfruttata. Il protocollo stabilisce quanto in modo informale spesso già accadeva: saranno le stesse cooperative che gestiscono i centri di accoglienza a dover collaborare con prefetture e agenzie del lavoro per favorire il reclutamento di questi migranti. Si prevede inoltre che l’inserimento nel mercato del lavoro di questi migranti passerà da tirocini e contratti di apprendistato, forme contrattuali che permettono ai padroni di pagare il lavoro tra i 4 e i 5 euro lordi all’ora.

lavoratori migranti in un cantiere edile

Secondo Orlando si tratta di una “grande opportunità per i lavoratori e per il Paese”, un modello di una nuova accoglienza capace di conciliare la volontà di giovani migranti di costruirsi una nuova vita con le esigenze del mercato del lavoro. Il messaggio è chiaro: se sei un giovane migrante in Italia devi imparare fin da piccolo che il tuo posto nella società è il cantiere edile. Il ministro ha sottolineato che questo genere di protocolli verrà adottato anche in altri settori produttivi, sempre con una speciale attenzione ai migranti “vulnerabili”, in particolar modo le donne, e ai loro figli. Non è difficile anticipare, visto il grande flusso di profughe provenienti dall’Ucraina, che soluzioni simili potrebbero essere adottate nel lavoro sanitario e di cura: OSS, infermiere e badanti potrebbero presto vedere peggiorare le loro condizioni di lavoro e salariali.


In questo modo, la categoria di “vulnerabili”, anziché essere utilizzata per rafforzare programmi di sostegno sociale che riguardano i problemi che ogni giorno i lavoratori devono affrontare, come la casa, il costo della vita, l’assenza di adeguati servizi per l’infanzia, diventa un modo per aggirare la rigidità della Bossi-Fini confermandone il principio. Utilizzando il riferimento alla vulnerabilità per mettere al lavoro i e le migranti rispondendo ai bisogni contingenti di specifici comparti produttivi, si conferma come l’unica integrazione possibile sia quella nello sfruttamento. Il riferimento alla vulnerabilità, tra l’altro, non è nuovo nel lessico dello sfruttamento del lavoro migrante. Nel settore logistico, infatti, il reclutamento temporaneo di soggetti “vulnerabili” – questa volta definiti come “svantaggiati” – ha permesso a grandi aziende della logistica e della distribuzione come Amazon di aggirare il limite legale di lavoratori interinali che si possono impiegare per rispondere alle esigenze di flessibilità dell’azienda.


Il protocollo Orlando-Lamorgese mostra chiaramente gli effetti dei piani nazionali ed europei di ripresa economica sulla vita dei e delle migranti. Dietro alle retoriche di ripresa e resilienza, e alle parole d’ordine del PNRR e del piano RePower EU come “formazione continua”, “reskilling” e “upskilling”, i giovani migranti trovano infatti impastatrici di cemento e cazzuole. L’accoglienza democratica appare ogni giorno più posticcia. Questo protocollo non fa che aprire ulteriori strade per sfruttare forza lavoro migrante in un settore che, visto il boom del bonus edilizio, sta subendo un forte carenza di manodopera e correndo il rischio di dover di alzare i salari e mettere così a repentaglio i lauti profitti. La domanda che sorge spontanea è dunque se i soggetti “vulnerabili” in verità non siano i padroni dell’edilizia, piuttosto che i migranti.


Dietro il paravento dell’accoglienza questo Protocollo è in perfetta continuità con la logica della legge Bossi-Fini, perché riafferma lo scambio coatto tra il permesso di soggiorno e la più assoluta disponibilità allo sfruttamento. Oltre a tenere i migranti in gabbia, questa accoglienza li spinge nelle mani dei padroni con la complicità dei sindacati confederali che firmano protocolli come questo sulla pelle dei migranti.

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