Nei giorni scorsi l’Associazione degli Ivoriani di Reggio Emilia ha denunciato pubblicamente quello che accade davanti allo Sportello Immigrazione della Questura di Reggio Emilia: decine di migranti, tra cui donne e minori, sono costretti ad aspettare per ore all’aperto, sotto la pioggia, per poter accedere alle procedure di rinnovo del permesso di soggiorno. Chi si presenta oggi per prendere un appuntamento per il rinnovo si sente rispondere che le prime disponibilità sono a giugno. Questo vuol dire mesi di attesa forzata, durante i quali i migranti rimangono senza documenti validi, con ricevute che espongono allo sfruttamento e ai ricatti sul lavoro, rendono più difficile firmare o rinnovare un contratto, accedere ai servizi, trovare una casa. È una situazione che va avanti da molto tempo e i migranti sono stanchi di aspettare. Vogliono risposte chiare e soluzioni immediate, vogliono farla finita con il razzismo istituzionale fatto di attese, silenzi, ricatti, precarietà.
Quello che sta succedendo a Reggio Emilia non è un caso isolato. Le code infinite, i ritardi negli appuntamenti e nel rilascio dei permessi sono la norma per tutte e tutti i migranti quando hanno a che fare con le istituzioni. Anche a Bologna i migranti denunciano da anni l’arbitrio di Questura e Prefettura, le attese di mesi, le incertezze del rinnovo e il rischio costante di rimanere senza documenti. È la normalità di un razzismo istituzionale che punta a produrre ovunque ricatto, clandestinità, espulsioni, e che rischia di inasprirsi già nelle prossime ore per mano del governo Meloni, secondo il solito copione della destra che alle stragi in mare risponde con nuovi attacchi alla libertà dei e delle migranti. Mentre il ciclone Harry ammazzava un migliaio di uomini, donne e bambini migranti nel Mediterraneo, infatti, il ministro Piantedosi ha annunciato nuove misure sull’immigrazione, ha rilanciato il “blocco navale”, i respingimenti, i rimpatri, la strategia dei centri di deportazione in Albania, ha detto di voler adeguare le misure italiane alle nuove norme razziste dell’Unione Europea. Senza perdere tempo, già con il nuovo “pacchetto sicurezza”, che non si limita a criminalizzare proteste e manifestazioni, il governo minaccia di togliere il gratuito patrocinio legale ai migranti in appello, consente deroghe per costruire centri di detenzione per migranti, riduce la possibilità di ottenere anche il permesso per protezione speciale, comunque non convertibile in permesso di lavoro.
Noi siamo dalla parte dei e delle migranti di Reggio Emilia. Siamo dalla parte di chi ogni giorno rifiuta il ricatto del permesso di soggiorno e della precarietà, dalla parte di chi si ostina ad attraversare i confini per costruirsi una vita migliore, dalla parte di chi si oppone ogni giorno al razzismo istituzionale sbandierato sempre più apertamente da questo governo e dall’Europa in guerra.
Coordinamento Migranti Il Coordinamento migranti Bologna e provincia è nato nel 2004.
