Al Mattei non c’è più spazio per le promesse – Lettera pubblica

Alla Cooperativa sociale Arca di Noè,

All’Impresa sociale Open Group,

A tutti gli enti gestori del centro Mattei,

Alla Prefettura di Bologna,

Al Comune di Bologna,

alla cittadinanza tutta,

 

In più di duecento viviamo ammassati nello stesso campo: il CAS di Via Mattei a Bologna. Alcuni di noi sono in Italia da pochi mesi, altri vivono nel CAS da anni. Siamo sfruttati da agenzie e cooperative nei magazzini della logistica, come quelli dell’Interporto, oppure lavoriamo come rider. Altri di noi non hanno lavoro e non vedono davanti a sé alcuna prospettiva. Le condizioni in cui viviamo sono state enormemente peggiorate dalla pandemia, perciò abbiamo deciso di denunciare pubblicamente la nostra situazione.

Salute. Viviamo in camerate, o container, con poca areazione, che ospitano oltre dodici persone. Non viene mai misurata la temperatura, né a migranti né a operatori che entrano ed escono dal centro continuamente, di giorno e di notte. Una sola volta ci hanno fatto un tampone senza dire alla città e alla stampa quanti di noi erano positivi. Non sappiamo chi di noi è positivo al Covid-19, viviamo tutti costantemente esposti al pericolo del contagio e non sappiamo se e quando verremo vaccinati.

Spesso capita che, nonostante la presenza di un medico, chi sta male o si ferisce venga lasciato solo, senza cura o assistenza. Molti di noi non hanno medico di base né un codice fiscale e non hanno quindi la possibilità di curarsi come si deve. Chi va dal medico della struttura poi deve recarsi in farmacia o negli ospedali pagando le cure di tasca propria, senza possibilità di riduzioni. Chi non lavora non può permettersi nemmeno un biglietto dell’autobus per raggiungere medici e ospedali. Molto spesso ci viene dato del cibo insufficiente e cattivo.

Siamo uguali a tutti gli altri che vivono in questo paese. Quindi:

Pretendiamo che la nostra salute venga tutelata. Pretendiamo che siano introdotti i dispositivi di controllo della temperatura. Pretendiamo che con cadenza costante vengano effettuati tamponi di controllo. Pretendiamo un miglioramento della qualità del cibo che ci viene dato.

Permesso di soggiorno. Molti di noi, pur essendo qui da pochi mesi, hanno già ricevuto il diniego. Alcuni vivono al Mattei da molti anni e avrebbero diritto a un permesso di soggiorno che non arriva mai. Quando chiediamo appuntamento con la commissione territoriale o con l’ufficio immigrazione ci viene dato molti mesi dopo. Nessuno accompagna o da indicazioni a chi di noi è arrivato da pochi mesi e, anche a causa della pandemia, di Bologna ha visto solo il Mattei. Non viene fornito alcun servizio, né denaro per fare le fototessere, per comprare le marche da bollo o i biglietti per spostarsi.

Siccome non vogliamo essere discriminati dalla burocrazia:

Pretendiamo che le nostre pratiche burocratiche non siano un percorso a ostacoli senza indicazioni, del quale dobbiamo per di più sostenere tutti i costi. Pretendiamo i permessi che ci spettano. Se gli uffici non sono in grado di gestire le nostre pratiche, che ci lascino vivere, curarci e avere contratti di lavoro.

Scuola. La scuola dovrebbe essere un servizio garantito e gratuito per tutti gli ospiti, invece chi vuole andarci deve pagare 20 euro, oltre al trasporto, sottratti dal suo pocket money. Inoltre, a chi ha più di 35 anni viene negata la possibilità di andare a scuola. Come se non bastasse, non a tutti è data l’opportunità di frequentare i corsi di italiano. Quando è possibile farlo gratuitamente abbiamo difficoltà perché le classi sono in DAD e il centro è completamente sprovvisto di computer e aule idonee.

Vogliamo imparare l’italiano. Vogliamo accedere alla scuola. Quindi:

Pretendiamo che chiunque voglia, indipendentemente dalla sua età, possa andare a scuola e frequentare i corsi di italiano, proseguire i percorsi formativi e ottenere i titoli di studio. Pretendiamo che la scuola sia gratuita e che chi ci vuole andare sia messo nelle condizioni di raggiungerla senza ulteriore esborso di denaro.

Pocket money. Molto spesso i 75 euro mensili concessi per la nostra sopravvivenza arrivano in ritardo. Se qualcuno dimentica di mettere la firma sul registro delle presenze gli viene tolta la cifra di quella giornata. Il pocket money viene usato come arma di ricatto per controllare le presenze dentro al Mattei.

Siamo migrati in cerca della libertà. Non siamo prigionieri. Quindi:

Pretendiamo che i pocket money arrivino nei giusti tempi. Pretendiamo di poter rimediare alla firma mancata anche nei giorni successivi. Pretendiamo che, almeno finché c’è la pandemia, nessuno venga messo in mezzo ad una strada per essersi assentato.

Pretendiamo di sapere come vengono spese le decine di migliaia di euro che l’Unione Europea stanzia per l’accoglienza.

Razzismo. Ogni giorno dentro al campo ci sono episodi di razzismo. Spesso gli operatori ci chiamano con il nostro codice invece che con il nome e a volte entrano nelle nostre stanze per frugare dentro i nostri zaini e valigie, mentre siamo assenti e a nostra insaputa.

Non siamo schiavi. Quindi:

Pretendiamo di essere chiamati con il nostro nome. Pretendiamo che ci sia rispetto delle nostre persone e dei nostri oggetti. Pretendiamo che nessuno perquisisca mai più le nostre valige.

Un minore non accompagnato, che avrebbe dovuto sostare nel centro solo temporaneamente, è ospite del Mattei da settimane, nelle condizioni che abbiamo descritto. Pretendiamo che il ragazzo sia mandato in una struttura apposita per minori.

Molte volte abbiamo denunciato la situazione del Mattei, troppe volte le nostre parole sono cadute nel vuoto, anche da parte di chi aveva promesso di ascoltarle. Per tutto questo lungo periodo non è stato fatto niente, lasciandoci vivere nel malessere e nel pericolo. Basta con annunci e promesse: vogliamo risposte subito. Al Mattei la misura è colma, non c’è più spazio per le promesse.

 

Migranti del Centro Mattei – Coordinamento Migranti Bologna

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