Oggi scioperiamo, siamo nelle strade e manifestiamo come lavoratrici, donne e queer, italiane, migranti e figlie di migranti, contro il genocidio a Gaza, contro la feroce violenza di Israele, contro la guerra e gli effetti che dispiega in ogni parte del mondo. Gaza brucia sotto le bombe e l’avanzata dei carri armati israeliani, e brucia anche di patriarcato e razzismo.

Quella dell’esercito israeliano non è solo violenza cieca contro un’intera popolazione. Al suo interno, le donne sono bersagli presi di mira dalla sua violenza perché sono identificate come madri a cui deve essere impedito di riprodurre il popolo nemico, e i bambini e le bambine sono colpiti perché rappresentano il futuro che deve essere cancellato. Dopo decenni di occupazione, durante i quali i gazawi sono stati sfruttati come lavoratori e lavoratrici migranti nello Stato di Israele, segregati ed espropriati, ora il loro sterminio deve essere portato avanti sistematicamente in nome della superiorità del popolo eletto. Patriarcato e razzismo stanno dentro al genocidio e al progetto di sfruttamento concordato da Israele e dagli Stati Uniti che, dopo decenni di occupazione e apartheid, mira a fare di Gaza e della Cisgiordania “una miniera d’oro” , il sogno realizzato del capitale transnazionale.
Per questo come femministe, con ostinazione e urgenza, ci uniamo al grande movimento di uomini, donne, lavoratori, lavoratrici, studenti, persone lgbtq+ cui l’iniziativa coraggiosa della Global Sumud Flotilla ha dato spinta e voce collettiva per dire basta, per fermare lo sterminio. A Gaza e in Cisgiordania si impongono con le bombe e i carri armati il puro dominio e la legge del più forte che sono il simbolo e la pratica della violenza maschile e razzista contro cui noi come lavoratrici, donne, queer, femministe e migranti combattiamo. La violenza della guerra – anche in Ucraina – fa macerie di case, ospedali, scuole, e su quelle macerie prepara il campo per fare profitti attraverso il nostro sfruttamento.
Noi rifiutiamo di consegnare le nostre vite a un presente e a un futuro di guerra, perché significano morti, feriti e devastazione nei territori che ne sono direttamente colpiti, e perché non accettiamo i sacrifici che anche qui il genocidio e la guerra pretendono di imporre in termini di libertà a cui dobbiamo rinunciare, salari sempre più poveri, lavoro sempre più duro dentro casa e fuori, autoritarismo e militarismo, normalizzazione della violenza patriarcale e razzista. Lo sciopero contro il genocidio e la guerra è l’apertura di una nuova possibilità di lotta e organizzazione: lo abbiamo praticato come femministe e transfemministe negli ultimi anni per sollevarci contro la violenza maschile. Dobbiamo riattivarlo ora come possibilità aperta, femminista e migrante, per continuare ad accumulare la forza necessaria a rifiutare il presente e un futuro senza alternative che la violenza genocida e la guerra cercano di affermare, imponendosi contro le nostre lotte e le nostre pretese di libertà.
Per questo come donne e migranti oggi scioperiamo, basta genocidio, basta guerra, Palestina libera!
Coordinamento Migranti Il Coordinamento migranti Bologna e provincia è nato nel 2004.

Questa articolo tocca i miei cuori. È veramente toccante vedere come donne, migranti e persone di tutte le identità si uniscano per combattere la violenza e loppressione in Palestina e in altre parti del mondo. Il modo in cui si parla della guerra come di una distruzione senza senso, di un modo per sfruttare le persone più vulnerabili, mi fa sentire un senso di colpa e di impotenza. Tuttavia, larticolo mi dà speranza vedendo tutte queste persone che lottano insieme per una causa comune. È importante che continuiamo a far sentire la nostra voce e a combattere per una pace vera e giusta per tutti.
Leggendo questo testo mi viene da pensare quanto sia fondamentale che voci come questa si sentano. La connessione tra razzismo, genocidio e sfruttamento è una verità che troppo spesso viene ignorata. Come femministe e come migranti, dobbiamo essere al centro delle lotte, non ai margini. Lo sciopero è un atto coraggioso che ci permette di dire basta a questo ciclo di violenza. La guerra non è mai una soluzione, solo distruzione e profitto per chi ha già troppo. È ora che ci uniamo di più, che la nostra voce diventi ancora più forte. Basta genocidio, basta guerra, la Palestina deve essere libera!